Biopsia prostatica fusion per la diagnosi del tumore alla prostata

Biopsia prostatica fusion per la diagnosi del tumore alla prostata

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Cos’è la prostata

La prostata è una ghiandola dell’apparato genitale maschile, la cui funzione principale è quella di produrre il liquido prostaico, fondamentale per la formazione dello sperma. Come tutti gli organi è soggetta a patologie infiammatorie quali la prostatite e neoplasie benigne e maligne.

Nonostante l’aumento dell’incidenza dei disturbi di tale organo nell’ultimo decennio, è stato scientificamente dimostrato che il tumore prostatico ha un alto tasso di guarigione, nonostante i molteplici casi accertati. Il merito è sicuramente da attribuire ai passi da gigante che ha fatto la medicina in questo settore e non solo, all’evoluzione delle tecniche e metodi di prevenzione, cura e intervento. Una delle migliori e recenti tecniche diagnostiche per confermare la presenza di un sospetto tumore della prostata è la Biopsia Fusion. Vediamo come funziona e per chi è indicata.

Tumore della prostata: sintomi

La neoplasia della prostata è una formazione di cellule anomale che crescono e si sviluppano in maniera incontrollata nella ghiandola prostatica ed è uno dei tumori maligni più diffusi nell’età moderna. Colpisce principalmente soggetti di sesso maschile dai 45 anni in su, anche non si esclude l’incidenza in individui più giovani.

Le cause sono ancora sconosciute, ma ci sono alcuni fattori di rischio che potrebbero aumentare la probabilità della malattia anche se non responsabili dell’insorgenza della stessa, come la predisposizione familiare, l’alimentazione, la sedentarietà e frequenti disturbi dell’apparato urinario.

L’esordio della malattia è quasi sempre asintomatico, possono passare anche diversi mesi prima che i primi sintomi si facciano sentire, motivo che rende difficile la diagnosi precoce.

Il primo campanello d’allarme che potrebbe far sospettare che qualcosa non va, è collegata all’apparato urinario. Minzione difficoltosa, bruciore durante la minzione, bisogno di urinare spesso soprattutto di notte, sensazione di vescica piena anche dopo aver urinato, tracce di sangue nelle urine o nello sperma. Tali disturbi però potrebbero essere riferiti a patologie benigne della ghiandola prostatica come l’ipertrofia prostatica benigna o prostatite acuta o cronica. Da questo si evince come la prevenzione e una diagnosi certa e precoce è fondamentale e determinante nella cura della malattia.

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Come viene diagnosticata la neoplasia prostatica

La diagnosi viene effettuata da un urologo esperto che procederà a visita rettale, dosaggio del PSA ed esami ematochimici, utili per verificare lo stato di salute della ghiandola prostatica. Già durante la visita rettale il medico specialista riesce a verificare le dimensioni della prostata ed eventuali anomalie che possano far pensare a un tumore prostatico. L’ingrossamento della ghiandola e valori aumentati dell’ormone PSA non sono però sufficienti a diagnosticare un tumore alla prostata, ma confermano la presenza di un problema della stessa.

La Biopsia Fusion o più correttamente Biopsia prostatica con tecnica Fusion è oggi la tecnica più efficace per la diagnosi del tumore alla prostata.

👉 LEGGI ANCHE: Esami della prostata: quali sono e quando occorre farli

Biopsia prostatica Fusion: cos’è?

La Biopsia prostatica Fusion o biopsia a fusione di immagine è la migliore tecnologia nella diagnosi del tumore della prostata. In pratica è una tecnica clinica che unisce i vantaggi diagnostici e iconografici della risonanza magnetica all’ecografia transrettale.

Permette di eseguire prelievi prostatici bioptici sfruttando le indicazioni presenti nella risonanza magnetica, precedentemente eseguita dal paziente, consentendo di poter eseguire biopsie mirate della zona colpita da processo tumorale.

Biopsia Fusion: vantaggi

La fusione di immagini avviene tra la risonanza magnetica prostatica e l’ecografia transrettale in sede di biopsia. Questa associazione di immagini (RM ed ecografia transrettale) attraverso il sistema Koelis Trinity comporta diversi benefici rispetto alla biopsia tradizionale, quali:

  • certezza della diagnosi di tumori aggressivi;
  • notevole riduzione dei prelievi biotici rispetto alla biopsia tradizionale eco guidata e contenimento delle complicanze collegate all’intervento come infezioni urinarie e micro o macro ematuria;
  • valutazione obiettiva dello stadio del tumore.

Precisione della biopsia, efficacia e sicurezza sono le parole chiave che contraddistinguono questa tecnologia innovativa per diagnosticare il tumore della prostata. La mappa tridimensionale delle biopsie eseguite permette di localizzare con precisione e individuare il volume della massa tumorale stabilendo la classe di rischio. Inoltre questo esame permette di pianificare con accuratezza il trattamento per il paziente.

Biopsia Fusion: preparazione all’esame

L’esame è delicato e richiede una preparazione, per ridurre e contenere il rischio di complicanze. È necessario sospendere cinque giorni prima dell’esame cure farmacologiche che interferiscono nella coagulazione del sangue, come il Warfanin e il Comadin e iniziare terapia sostitutiva come il Clexane.

Solitamente il medico consiglia di iniziare terapia antibiotica il giorno dell’esame e sospenderlo tre giorni dopo l’esecuzione dello stesso.

La sera prima dell’esame è opportuno eseguire un clistere, per favorire una visualizzazione limpida della prostata ed evitare disturbi con la sonda. La mattina della biopsia prostatica, consumare una colazione leggera.

Munirsi di tutta la documentazione medica in possesso (compreso la risonanza magnetica) unitamente agli esami dell’urinocoltura e della coagulazione del sangue, precedentemente effettuati.

Come si svolge l’esame

L’esame si svolge in anestesia locale, in ambulatorio. Ha una durata che oscilla da dieci minuti fino a un tempo massimo di trenta minuti.

L’ecografo importa le immagini presenti nel cd della risonanza magnetica (fornito dal paziente) nell’hardware della macchina ecografica, a questo punto avviene la fusione di immagini, permettendo di identificare facilmente la zona tumorale.

Si procede successivamente ad anestetizzare localmente il paziente e dopo pochi minuti viene inserita la sonda tranrettale collegata alla macchina ecografica.

In questo modo il monitor dell’ecografo riprodurrà le immagini riprese con la sonda da una parte e quelle derivanti dalla RM dall’altra. Grazie alla presenza di particolari sensori e di un magnete, viene avviata la fusione di immagini: ad ogni movimento della sonda corrisponde la stessa immagine della risonanza.

Se la fusione avviene in modo preciso, i prelievi prostatici saranno perfettamente centrati nelle zone colpite da tumore maligno. A fine esame il paziente sarà tenuto in osservazione per alcuni minuti, per tenere sotto controllo i valori pressori e glicemici. In caso di necessità sarà possibile somministrare una flebo di soluzione fisiologica e/o glucosata.

Biopsia Fusion: chi può farla?

La Biopsia prostatica con tecnica fusion è indicata per tutti i soggetti a cui sono state riscontrate lesioni sospette derivanti da processi tumorali. Dopo una breve indagine conoscitiva durante la quale il paziente esporrà tutte le patologie e problematiche individuali, il medico potrà consigliare o meno la Biopsia Fusion.

L’esame non è pericoloso, nonostante ci siano fattori di rischio infettivi che potrebbero scaturire dopo la procedura.

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